Equipe

Valeria Kone
Cofondatrice

Dopo un lungo periodo all’estero, tra Berlino e Parigi, dove conclude un Dottorato in Estetica, Valeria torna a Roma nel 2010, e comincia a impegnarsi su temi legati al mondo della migrazione. Nel 2018, insieme ad attivisti migranti, fonda l’associazione Terià, volta alla promozione e alla salvaguardia delle pratiche artigianali, in particolare nei paesi terzi, e inaugura il progetto Koori, una scuola di tessitura e di tintura tradizionale del cotone in Mali. Per sostenere il progetto, lancia la linea di moda etica Modo. Tessitura e sartoria, in cui utilizza tessuti a mano e stoffe tradizionali di diverse provenienze, mischiandoli con tessuti italiani. Nel 2019, insieme a Sandrine Flament, apre il laboratorio di sartoria sociale Coloriage.

Sandrine Flament
Cofondatrice

Giramondo, lavoratrice nel settore umanitario per anni presso diverse organizzazioni internazionali, residente per quasi 20 anni in Africa e appassionata di tessuti africani, Sandrine si è impegnata in un progetto di promozione della creazione artigianale africana che l’ha condotta a creare, nel 2016 in Costa d’Avorio, la marca Beddy Baggy Wax (oggi B-Wax), al fine di valorizzare e far scoprire l’abilità, le pratiche tradizionali, e la ricchezza della creatività africana.
Arrivata in Italia nel 2017 per motivi professionali, ha mantenuto il legame con quest’Africa dai mille volti che le è cara. Sensibile alla situazione dei migranti richiedenti asilo, si è naturalmente impegnata e investita al fianco di Valeria per avviare il progetto Coloriage, pur continuando a distanza la produzione di alcuni prodotti in Africa per creare un ponte tra i due continenti.

Khassim Diagne
Cofondatore, sarto formatore

“Ho cominciato a ‘giocare’ con la macchina da cucire sin da molto piccolo, a mio padre non piaceva che il sabato e la domenica restassi per strada o nei campi di calcio e mi faceva frequentare l’atelier di un sarto importante della mia zona, dove ho cominciato il mio apprendistato vero e proprio verso i 15 anni. Per circa 4 anni ho studiato sartoria e tecniche di ricamo a macchina, ma mi occupavo esclusivamente di abiti tradizionali, mentre ero sempre più attratto dalla moda africana contaminata con lo stile occidentale. Quest’attrazione mi ha portato a conoscere Amiss, un sarto che all’epoca era famoso a Dakar, e cuciva completi all’occidentale con tessuti dai colori eccentrici, secondo lo stile dei dandy africani detti “Sapeurs”. Lui all’inverso voleva imparare le tecniche di cucito e ricamo tradizionale, così che abbiamo cominciato a lavorare insieme scambiandoci i clienti per metterci alla prova. E’ questo percorso che un giorno mi ha fatto svegliare in Italia… ma non immaginavo quanto fosse difficile il cammino che mi aspettava. Per quasi 4 anni non ho toccato una macchina da cucire e ho fatto soltanto lavori dequalificati, fino a quando non sono stato introdotto in un piccolo atelier di sartoria di Trastevere a Roma. Ho cominciato a lavorare part-time e presto il gestore mi ha regalato una macchina da cucire per lavorare da casa. Quasi per caso ho realizzato degli abiti per alcuni amici italiani e in pochi mesi avevo moltissimi clienti. Ma l’incontro determinante per la mia carriera è stato quello con Doriano Pergolari, che mi ha accolto nel suo atelier e mi ha iniziato alle tecniche di taglio e cucito dell’alta sartoria. Cucivo gli abiti che lui poi rifiniva e al contempo imparavo a disegnare cartamodelli, a cucire a mano… gli devo davvero moltissimo. Un’altra esperienza importante è stata con Pepoli Pretaporter a Roma per cui ho realizzato un’intera collezione… Più tardi negli anni, quando ho incontrato Valeria e Sandrine e abbiamo cominciato a parlare dell’idea di Coloriage, di realizzare capi e accessori occidentali con tessuti africani, e insieme offrire una formazione gratuita agli artigiani migranti o rifugiati qui in Italia, mi ha subito appassionato il progetto, e la prospettiva di lavorare come maestro per dei sarti stranieri appena arrivati in Italia. Per essermi trovato nella loro situazione, mi rendo conto di come nell’incontrare un buon maestro, nell’avere l’opportunità di esprimersi ed esercitare il proprio mestiere, sia in gioco la possibilità di realizzare la propria vita”.

Cherif Niang

Cherif è un sarto richiedente asilo del Senegal, una persona aperta e disponibile, che ci stupisce ogni giorno per la sua generosità. E’ uno spirito libero e avventuroso, probabilmente insofferente rispetto alla cultura tradizionalista della sua regione di provenienza, ma al contempo estremamente ordinato e metodico… è sempre il primo ad arrivare in laboratorio dove sistema tutto ciò che trova fuori posto! “Ho cominciato il mio apprendistato di sarto verso i 13 anni. I primi tempi cucivo solo gli orli dei foulard che le donne africane portano sul capo, ma presto ho cominciato a confezionare tuniche e pantaloni da uomo, e infine veri e propri abiti. Dopo 5 anni di apprendistato non ero ancora mai stato pagato, così ho deciso lasciare l’atelier e ho cominciato a lavorare nei grandi mercati di Dakar. In seguito agli eventi che mi hanno spinto a lasciare il mio paese ho lavorato come sarto in Mali e in Libia… tuttavia devo dire che in Africa non c’è la cultura di rispetto per il lavoro che c’è qui in Europa. Appena arrivato in Italia ho lavorato come facchino, ma già dopo poco tempo ho trovato il laboratorio Coloriage. Ho svolto un tirocinio di taglio e cucito per 3 mesi e sono subito entrato a far parte dell’equipe. Continuo a perfezionarmi e a imparare molto sulle tecniche sartoriali italiane, ma la cosa più preziosa per me è stato realizzare che la professione di sarto può aprirmi altre strade…per esempio l’esperienza più bella con Coloriage è stata lavorare come aiuto costumista per uno spettacolo di danza al Teatro India, e spero di potermi specializzare in questa direzione”.

Valentina Ragone

“Mi sono laureata alla facoltà di Moda e Costume della Sapienza a Roma, per poi iniziare a lavorare nella sartoria per lo spettacolo GP11. Ho collaborato a progetti importanti come la Tosca per il Metropolitan di New York, e ho imparato moltissimo su tecniche sartoriali, tinture, ma dopo alcuni anni avevo voglia di cambiamento e ho iniziato a viaggiare. Ho lavorato come assistente costumi e costumista, in particolare per il teatro, a Edinburgo, Glasgow, Amsterdam… Mi ero stabilita in Scozia fino alla Brexit, quando sono tornata in Italia e ho cominciato a lavorare per il cinema. Vivere a lungo all’estero mi ha permesso di riconoscere il valore e la bellezza della multiculturalità, ma anche l’importanza dell’accoglienza: senza l’aiuto dei locali non sarei mai riuscita a inserirmi nei paesi in cui ho vissuto. E credo sia questa la prima ragione che mi ha spinto ad avvicinarmi a Coloriage, la voglia di aiutare chi si sta inserendo socialmente e professionalmente in un paese straniero. Al contempo sto imparando molto dai sarti che lavorano qui, sono più versatili e creativi rispetto ai professionisti dei nostri settori, incapaci di perdere la calma anche nei momenti di lavoro più frenetici. Un’altra ragione che mi ha spinto a lavorare qui sono le collezioni #zerowaste e #plasticfree, di cui sto collaborando alla progettazione. Infine mi tiene legata al laboratorio il fatto che sia la creazione dei modelli che le decisioni più ampie avvengano sempre attraverso un confronto, in modo condiviso, non mi ero mai trovata in un contesto così aperto. L’esperienza più bella? E’ stata senz’altro portare Cherif, un giovane sarto senegalese, a lavorare ai costumi di uno spettacolo del Teatro India. Era entusiasta del lavoro e degli spazi, e mi ha confessato con gli occhi che gli brillavano che non aveva mai visto dei ballerini danzare sulle punte!”

Serigne Khadim Wade

“Ho cominciato il mio apprendistato di sarto a 12 anni in un atelier del mercato di Dakar. A quell’epoca non vedevo l’ora di scappare a giocare con i miei amici, ma dopo qualche anno ho cominciato ad appassionarmi alla sartoria. Una volta seduto alla macchina da cucire non riuscivo più ad alzarmi… Ho lavorato come sarto fino all’età di 33 anni, quando ho lasciato il mio paese. La mia figlia maggiore ha una malattia cronica, la drepanocitosi, e con il mio salario di sarto in Senegal non riuscivo a pagare le sue terapie. E’ per questo che ho deciso di partire per l’Europa. Quando sono arrivato in Italia ho fatto pulizie domestiche e ho lavorato come giardiniere, ma mi è successo più volte di essere sottopagato o di non venir pagato affatto. Entrare nell’equipe di Coloriage mi ha permesso di riprendere la mia professione, e di garantire le terapie necessarie a mia figlia”.

Soda Ndiaye

“Sin da piccola i miei giochi preferiti erano cucire e ricamare, ero sempre alla ricerca di un ago e di un tessuto. Mio padre è un sarto artigiano, e ho cominciato l’apprendistato nel suo atelier all’età di 12 anni. Inizialmente lo accompagnavo a scegliere e comprare le stoffe, ma presto ho iniziato a cucire. Ho adorato il mio lavoro sin da subito, ma la vita per le donne in Senegal non è sempre facile. Spesso non si è libere, per esempio, di sposare l’uomo che si ama… sinceramente però non ho voglia di parlare della mia storia. Sono arrivata in Italia alla fine del 2017, all’età di 23 anni. Nel 2019 ho svolto un tirocinio di 3 mesi nel laboratorio Coloriage, non avevo ancora mai lavorato qui in Italia e ho imparato tantissimo. Successivamente ho trovato lavoro in un atelier di sartoria di Roma, ma c’era sempre meno da fare e non mi chiamavano spesso. Ad aprile 2020, in piena pandemia Covid, quando Coloriage ha lanciato il progetto ‘Su la maschera!’, sono rientrata a far parte dell’equipe del laboratorio. Mi piace vivere in Italia e in particolare lavorare qui, perché le persone hanno una mentalità aperta, e imparo ogni giorno cose nuove”.